E tu, che fiore sei?

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POST-IT di Pasquetta.

Trovo ci sia poco da festeggiare a causa degli attentati kamikaze a Bruxelles e in Pakistan e allora più che un augurio ti lascio una poesia, una foto, un invito alla riflessione e un esercizio di fototerapia.  Amo concepire il giorno in cui i cristiani festeggiano la Risurrezione di Cristo non da un punto di vista religioso ma metaforico: come occasione di rinascita, di messa in discussione, di ripartenza.

Proprio nella Pasqua di qualche anno fa ho dovuto fare questo tipo di lavoro su me stessa e mi sono casualmente imbattuta in questa poesia (viva la serendipità!) che mi ha  fatto riflettere sul fatto che anche noi umani, proprio come i fiori, siamo fragili ma al contempo forti ed abbiamo delle profonde RESPONSABILITÁ nei confronti della Natura e di noi stessi. Possiamo (ri)fiorire, possiamo essere migliori, ma soprattutto possiamo (e dobbiamo!) farci rispettare, rispettare la Natura e rispettare prossimo.

Fiorire – è il fine –  chi passa un fiore

con uno sguardo distratto
stenterà a sospettare
le minime circostanze

coinvolte in quel luminoso fenomeno
costruito in modo così intricato
poi offerto come una farfalla
al mezzogiorno –

Colmare il bocciolo – combattere il verme –
ottenere quanta rugiada gli spetta –
regolare il calore – eludere il vento-
sfuggire all’ape ladruncola-

non deludere la natura grande
che l’attende proprio quel giorno –
essere un fiore, è profonda
responsabilità –

Emily Dickinson

 

Perchè la foto con i PAPAVERI? Perchè sembrano fragili, anche un colpo di vento più forte del previsto potrebbe spezzarli, ma riescono lo stesso a crescere agli argini delle strade, senza alcuna manutenzione e quel rosso acceso dei petali ha il potere di mettermi sempre di buon umore! Insomma, mi ci rivedo e traggo ispirazione dal loro modo di sbocciare.

E allora prima di salutarti ti suggerisco un esercizio di Fototerapia: prova anche a tu a fotografare o a pensare ad un fiore nel quale t’immedesimi o a cui vorresti “somigliare” (la Primavera è il periodo perfetto, no?). Beh, se lo farai avrai tra le mani un tuo autoritratto metaforicoE se poi – una volta trovato il “tuo” fiore – ti andrà di parlarne con me, scrivimi pure!

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