Perchè è importante stampare le fotografie

chiara scattina 4

Il post di questa settimana nasce da alcune mie riflessioni che ho deciso di condividere in questo spazio. E chissà, magari qualcuno le condividerà a sua volta.

Vengo da tre giornate in cui la fotografia è stata protagonista, anche se per motivi e con modalità molto differenti. Nei primi due giorni la morte di un ragazzo che ho avuto la fortuna di conoscere ha portato me e i suoi tanti amici ad “immergerci” tra le sue fotografie e molti hanno voluto salutarlo proprio attraverso un suo ritratto, accompagnato magari da un ricordo o da un aneddoto. E così la sua bacheca, col passare delle ore, ha visto riapparire tutta una serie di suoi istanti di vita. Perchè poi la fotografia ha anche questo grande compito/merito: ci restituisce attimi che se non fossero stati fermati in quel “click” sarebbero andati del tutto persi o avrebbero rischiato di trasformarsi in ricordi sempre più labili, sbiaditi, finendo nel dimenticatoio. Tutti noi abbiamo sentito l’esigenza di sfogliare i nostri album virtuali e di rivedere ancora una volta il suo sorriso, di guardarlo mentre passava la palla da rugby o mentre nuotava o mentre suonava perchè in tutti quegli istanti fotografati c’è qualcosa di lui che vogliamo ricordare.

Ma nella fotografia digitale, quella che “sfogliamo” (spesso distrattamente) passando il dito sullo smartphone o cliccando sul mouse del nostro computer, mancano tutta una serie di informazioni sensoriali, di sfumature e di emozioni che solo la stampa fotografica può restituirci.

Io amo chiamare le fotografie stampate “memorie tangibili” e da un paio d’anni approfitto delle ricorrenze in cui ci si fa un pensierino (Natale, compleanni & Co.) per regalare e regalarMI delle fotografie. Perché? Perché la fotografia va anche toccata e “ascoltata” (sì, parla!); va passata di mano in mano, va inserita in un album ricordo, nel portafogli o incorniciata e appesa in casa. Insomma, va VISSUTA. Quante volte hai detto: “sì, prima o poi stamperò le fotografie che ho in digitale”. L’hai fatto? Lasciami indovinare: no. E lasciami anche essere un po’ nostalgica: ma quanto era emozionante andare a ritirare le fotografie (ovviamente parlo dell’era analogica), anche se poi su 36 scatti se ne salvavano 20? Quanto è bello andare a riguardare l’album che contiene le tue foto da bambino/a e sorridere trovando il tuo cuginetto senza i denti davanti o tua mamma col pancione o tuo nonno che ti tiene per mano? Quanto è facile che, seduti intorno ad un album di foto di famiglia, si finisca col raccontare aneddoti, col ricordare quando, come e perchè quella foto era stata scattata? E quanta verità c’è nelle parole che seguono,  dello scrittore Roberto Cotroneo? Secondo me tanta.

Se una volta la foto assumeva valore col passare degli anni, restava in quelle scatole, sul fondo di una cartella, dentro un cassetto – e invecchiava con una certa classe, con quelle venature che si creavano sulla carta, con quell’ingiallimento che era dei libri, che era di certi ritratti sulla tela, che era dei vecchi diari, fogli sparsi, carte da parati – oggi le foto invecchiano tecnologicamente. Quei vecchi scatti alla Torre di Pisa, ma quanto pesano? Ma pensa tu, quel cellulare scattava foto che pesavano 80k e sembravano così nitide. Ho provato a ingrandirle e e si sgranano tutte, non si possono più guardare.

Non sono i colori che sbiadiscono, non è il vento, il sole, l’umidità, la polvere a fare danni. E’ una sequenza numerica, un dettaglio tecnologico, un sistema binario che dice che non si può più visualizzare e che ti porta a dimenticare troppo presto quelle immagini, lasciate in una cartellina, anch’essa virtuale.

Arrivo alle terza delle tre giornate di cui parlavo all’inizio dell’articolo. Lunedì, durante un laboratorio di fotografia terapeutica che sto tenendo, ho chiesto ai ragazzini che lo stanno seguendo (tra i 9 e i 14 anni di età) di portare per l’incontro successivo una o più stampe fotografiche di loro da piccini. Le loro risposte mi hanno un po’ rattristata. So che sono nati tutti nel 2000 e che, vivendo nell’era dell’iperfotografia e dei selfie (che fanno anche durante il laboratorio, quasi fosse un tic indomabile), avranno centinaia e centinaia di fotografie, ma 6 su 12 mi hanno detto che non hanno foto stampate. Ora, magari non sarà vero, magari le hanno e non lo sanno. Ma se così fosse, perchè non lo sanno? Perchè non hanno avuto la fortuna di sfogliare delle loro fotografie, facendosi raccontare come mai in quella particolare foto piangevano a più non posso e in quell’altra ridevano a crepapelle?

Non ti sto suggerendo di tagliar fuori il digitale e di tornare alla pellicola. D’altronde chi ama la pellicola non l’ha mai del tutto abbandonata. Continua pure a sfruttare tutte le potenzialità che l’era digitale ha introdotto, ma non affidare solo a dvd, pen drive, cloud, hard disk, smartphone e social network le tue immagini! Procedi per sottrazione, seleziona le fotografie che più ti emozionano, che ti strappano un sorriso o una lacrima, torna a stampare i tuoi ricordi e non dimenticare di dare anche ai tuoi figli, se sei genitore, la possibilità di conoscere la bellezza racchiusa in una fotografia stampata su carta fotografica.

Io sto giusto aspettando un ordine fatto col mio compagno contenente tre foto del nostro viaggio nelle Filippine e non vedo l’ora che arrivino. Ti ho fatto venire voglia di stampare qualche tua fotografia? Mi auguro di sì!

32 pensieri su “Perchè è importante stampare le fotografie

  1. Cri ha detto:

    Verissimi, l’ho fatto un mese fa,mi sono imposta di fermarmi e “prendermi la briga” di selezionare ed andare a stampare, risultato bellissimo e quelle più significative adesso sono degnamente incorniciate per far veramente parte della ns vita e della ns casa.

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    • Chiara Scattina ha detto:

      Brava Cri, lo spirito dev’essere esattamente questo. Può sembrare un lavoraccio, può venir dura iniziare, ma poi il risultato è talmente appagante che ci si chiederà: perchè non l’ho fatto prima? 🙂 Goditi la tua casa piena dei vostri attimi speciali.
      Uno step successivo può essere quello di scegliere fotografie “artistiche” (quindi non private/familiari) per arredare i propri spazi… anche loro, pur non riguardandoti in prima persona, possono evocare belle sensazioni ed emozionare te, i tuoi cari e chi visiterà la tua casa!

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  2. miki ha detto:

    Mi permetto di scrivere questa mia poesia che si lega alle riflessioni qui appena lette :

    Un eterno istante

    Con ocra rossa impronte di mani tappezzano la buia grotta
    E sulle pareti il cervo morente colpito dalla freccia ci testimonia la sua agonia
    E poi polvere di lapislazzuli venuta dal lontano oriente per colorare cieli stellati
    Quelle due dita che si sfiorano osservate da tutto il mondo ci mostrano l’attimo sublime
    Quel sorriso enigmatico di una dama toscana che vorrà mai dire ?
    E quel sangue che sprizza dalla gola di Oloferne macellato come un maiale ?
    Il terrore di quell’urlo lungo il fiume
    E poi le nuove espressioni dei parigini
    Animali ed umani contorti nell’eccidio di Guernica
    E poi Daguerre inventa con il suo argento la possibilità di fermare ogni momento
    E oggi tutto vien congelato su un supporto digitale
    Ma tutto questo a quale scopo , forse vogliamo far notare che ci siamo stati
    E cosi fermando l’attimo fuggente renderci immortali ?

    Picardi Michele 2016

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    • Chiara Scattina ha detto:

      Grazie Michele, direi che si lega molto bene.
      É vero, da sempre l’uomo cerca di lasciare una “traccia” e la fotografia rientra a pieno titolo tra le forme d’arte che ci permettono di esprimere non solo ciò che siamo, il nostro “passaggio terreno”, ma anche il nostro modo di guardarci dentro e di guardarci attorno.
      Non so se lo facciamo per renderci immortali (e comunque è giusto che – essendo la tua una poesia e non una domanda diretta a me personalmente – l’interrogativo resti aperto), ma so che senza l’arte (fotografica, pittorica, poetica… solo per citare alcune sue declinazioni) saremmo tutti più poveri.

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  3. carlo ha detto:

    Chiedo se il problema possa essere il mio: cioè, da 20 anni salvo foto sul computer, da macchine digitali, o da foto con scanner, e mi ritrovo, non so per quale motivo tantissime foto di anni fa memorizzate e allora ben visibili, e trasferite di volta in volta in vari computer più capienti di memoria, ora me le ritrovo a 10-20 kb e quasi non stampabili. Non ne capisco il motivo, se i passaggi ne modificano i valori, o i programmi di aggiornamento del computer?

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    • Chiara Scattina ha detto:

      Non so Carlo, non so se possa essere legato alla compressione dei file (magari per passarli li zippavi). Considera che già il jpeg stesso è un file compresso e se anche questo ci sembra un vantaggio a livello di dimensione (pesantezza) del file è uno svantaggio da un punto di vista della qualità, perchè i pixel persi alla prima compressione non si recuperano più e ricomprimendolo si perdono ulteriori informazioni.
      [A me è capitata una cosa ancora più traumatica, cioè perdere un intero archivio fotografico (circa 4 anni di foto) per “colpa” di un hard disk portatile che dall’oggi al domani è passato a miglior vita, lasciando me in una valle di lacrime e senza neanche una foto stampata! Ma questa è un’altra storia…]

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  4. Francesco ha detto:

    Io fotografo da 25 anni, ho conosciuto le stampe e ho stampato qualcosa in bianco e nero. Ai miei tempi c’erano gli album fotografici personali, ovviamete con stampe, magari piccole e in b/n. Ma che emozioni! Adesso ho qualcosa come centodiecimila foto sul mio PC, ma alcune le stsmpo, sempre per quegli album, e sto facendo album di stampe ai miei pronipotini. E farà loro pure qualche gigantografia, come ho fatto per mio figlio. Perchè le foto arredano pure la casa!

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  5. Miki ha detto:

    Tutto ciò che viene stampato rimane a meno che non viene distrutto da qualche disgraziato frangente , con il digitale il pericolo è doppio , quello descritto dall autrice dell articolo ma anche il fatto che poi difficilmente si riesce a seguire l’evoluzione tecnologica dei supporti digitali che sarà sempre più rapida , temo che molti bambini di oggi non sapranno che faccia avevano i loro nonni se sono scomparsi troppo presto , io posso permettermi di mostrare ai miei nipotini le foto dei loro avi , per i futuri adulti sarà sempre più difficile anche se il digitale amplifica il numero di scatti.

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  6. Davide Fabio ha detto:

    Buongiorno Chiara ho letto il tuo articolo con il mio capo ed esso, fotografo dal 1955, sa benissimo quanto valgono le tue parole. Ne è rimasto cosi sorpreso che abbiamo deciso di stampare il tuo articolo e di farlo osservare ai nostri clienti.

    Ancora complimenti e buona serata.

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    • Chiara Scattina ha detto:

      Inutile dire quanto possa far piacere ricevere un commento del genere. Anzi no, non è né inutile né sottinteso, quindi ringrazio te e il tuo capo, con l’augurio che si torni a stampare sempre di più e che si prenda coscienza che nel digitale mancano tutta una serie d’informazioni sensoriali davvero importanti!

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  7. Paolo Spiandorello ha detto:

    Buonsera Chiara,
    ho letto con piacere il suo articolo che sottoscrivo in pieno.
    Mi occupo da poco di fotografia e stampa Fine Art (parolone che penso possa anche spaventare…ma si chiama così) e mi sento di condividere in pieno quello che ha scritto.
    Sto cercando con molta fatica di far nascere il seme della passione per l’immagine stampata, magari non tutte, magari non sempre, ma vissuta dalla fase di acquisizione a quella di stampa.
    Credo nell’artigianalità della professione e in quelle persone, come lei, che si sentono di condividere questo pensiero.
    Grazie

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  8. Gaetanus ha detto:

    Buonasera Chiara,
    è un articolo molto bello, penso che abbia toccato un punto essenziale dell’atto fotografico che il digitale ha radicalmente cambiato. Io ho cominciato a fotografare con una compatta digitale. Poi, quasi per caso (forse un flashback di quei rari momenti, da bambino, in cui avevo utilizzato la vito voigtländer di mio nonno) ho acquistato una reflex analogica e ho scoperto la vera fotografia (per me), l’attimo fotografico che si materializza solo quando vedo apparire l’immagine sulla carta fotografica. Anch’io ho decine di migliaia di foto digitali ma da quando ho iniziato a stampare materialmente, con le mie mani, le foto nel mio laboratorio improvvisato è radicalmente cambiata la mia “coscienza” fotografica, digitale e analogica. Le foto sono fatte sin dall’inizio con l’obiettivo di essere stampate e tutto è diverso, più emozionante, più meditato.

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    • Chiara Scattina ha detto:

      Ciao Gaetanus, bello che tu abbia predisposto un ambiente che ti faccia da camera oscura…:) Vorrei avere anche io una stanzetta/laboratorio, anche perchè non ho mai del tutto abbandonato l’analogico. Grazie per aver letto il mio articolo. Alla prossima

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  9. lostindestination ha detto:

    Condivido in pieno. Mi piacciono i libri, mi piacciono i cd, mi piacciono le fotografie.
    Mi piace ciò che si può toccare. Che ha una materia, che ha una sua “vita”… cose che vanno custodite bene, perchè altrimenti possono rovinarsi. E mi piacciono anche quando si rovinano perchè, spesso, succede perché le hai amate così tanto da consumarle.

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  10. Tommy ha detto:

    Ho letto con interesse il suo articolo, condivido appieno tutto!
    Un fotografo che abita nella mia zona, Guido Guidi, sostiene che la foto non è tale fino a quando non viene stampata, soprattutto in analogico, è come una nascita.
    Senza stampa, senza poterla toccare e vivere, la fotografia non è tale, non ha quella magia.
    Continuerò a seguirla.
    Grazie

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    • Chiara Scattina ha detto:

      La ringrazio Tommy, per me è una gioia leggere di così tante persone che si oppongono all'”abbandono” delle stampe fotografiche. Nostro compito è anche quello di spronare chi, per pigrizia o per abitudine, ormai non stampa più! Alla prossima 🙂

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  11. Francesco ha detto:

    Condivido il suo pensiero Chiara! Il fine ultimo della fotografia è la stampa, punto!
    Purtroppo tra qualche anno l’umanità si renderà conto di avere perso una bella fetta di storia… già adesso mi rendo conto di quante persone abbiano smarrito o distrutto file jpg riguardanti figli, nipoti, amori e luoghi che non avranno più modo di vedere.

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  12. Renzo N ha detto:

    Per vedere le proprie foto stampate, non è necessario passare dall’analogico alla camera oscura, ciclo obbligato, e non cera via di scelta in quello che ti piaceva o non, si raccoglieva più spazzatura che immagini che ne valesse la pena ad appendere alla parete, ma restavano un ricordo nel cassetto seppur stampate, a questo punto riassumono lo stesso valore del digitale, dimenticate in memoria, ma, tutto dipende cosa vuoi fare con queste immagini.
    E 15anni che uso il Digitale prima 25anni di Analogico, con grande soddisfazione e nessun rimpianto, produco dallo scatto alla stampa, il controllo è totale, fatto mostre e libri fotografici con ottima qualità, tutto questo l’analogico non me lo avrebbe dato, per questo conta cosa ne fai delle tue immagini, al meno questo vale per me.

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