Di viaggi e di radici

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Ho scattato questa foto il mese scorso, durante un’escursione sull’Etna. Il vero spettacolo lo avevo di fronte: la Valle del Bove e i crateri sommitali fumanti, mai visti così da vicino. Ma girandomi ho potuto immortalare questo momento e sento questa fotografia un po’ come fosse un autoritratto.

Per la Fototerapia, infatti, oltre all’autoritratto vero e proprio, anche l’autoritratto metaforico ci può mostrare aspetti di una persona che le sole parole non sono in grado di esprimere. Con autoritratto metaforico intendiamo un’immagine tratta da un album, una rivista, un giornale o una foto realizzata spontaneamente o in seguito alla richiesta del fototerapeuta, che una persona sceglie/scatta per descrivere meglio la propria essenza, la propria vita o le relazioni con gli altri.

Avete mai provato la sensazione, guardando una foto o un’immagine, che lì dentro ci fosse qualcosa che parlava di voi? Probabilmente sì. Beh, in questa foto ci sono le mie radici:

la roccia lavica della mia Muntagna (così noi catanesi chiamiamo affettuosamente l’Etna), il mio mare e la mia città natale, Catania. Ma c’è anche un rapace in volo… e quello rappresenta la mia voglia di esplorare, di non fermarmi, di guardare oltre.

E infatti negli ultimi anni – anche grazie al mio compagno di vita, di sogni e di sopravvivenza – il viaggio è diventato vitale tanto quanto il ritorno. Viaggiando impari a scoprire culture diverse, a conoscere storie, a osservare luoghi e persone con maggiore attenzione, a cambiare prospettiva, a sviluppare lo spirito d’adattamento e molto altro… e poi, tornando in quel posto che chiami casa, capisci che anche lì, tra le tue radici, c’è ancora tanto da scoprire. E’ proprio vero che Il viaggio non finisce mai. [cliccando sul link trovate altre mie foto]

Non è vero. Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto:”Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in Primavera quel che si era visto in Estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Josè Saramago 

 

2 pensieri su “Di viaggi e di radici

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