La fotografia è memoria

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La FotoTerapia parte da un presupposto: la maggior parte delle informazioni che assorbi non è codificata verbalmente. La traduci in linguaggio solo quando vuoi rendere comprensibile ad un’altra mente qualcosa che risiede nella tua mente.

Il terapeuta può quindi usare le tecniche non-verbali della FotoTerapia come strumento di interazione e di comunicazione, perché le parti di te che usano il linguaggio simbolico capiranno. L’alfabetizzazione visiva ti permette di comprendere attraverso gli occhi, di costruire significato con le immagini che osservi, di comunicare al di là delle eventuali differenze linguistiche.

Quindi se è vero (e lo è) che la Fotografia è un linguaggio e se è vero (e lo è) che un’immagine può dire più di mille parole, le fotografie possono raccontarci storie. E possono raccontarci la storia. Anche le pagine più atroci della nostra storia.

Domani sarà il Giorno della Memoria, giorno in cui venne liberato, nel 1945, il campo di concentramento di Auschwitz. E questo post vuole essere il mio invito a ricordare, attraverso delle fotografie dell’epoca e le mie, quello che accadde nei campi di sterminio.

Quando il generale statunitense Dwight Eisenhower arrivò con i propri uomini presso i campi di concentramento ordinò, perentoriamente, che fosse scattato il maggior numero di fotografie: alle fosse comuni dove giacevano ossa, agli abiti, ai corpi scomposti scheletrici ammassati come piramidi casuali.

Fotografie per ogni gelida baracca che fungeva da dormitorio, fotografie al filo spinato, ai forni crematori, alle divise, ai cappellini, alle torri di controllo, alle armi, agli strumenti di tortura. Fotografie ai sopravvissuti così vicini alla morte da poterci interloquire e restituirla a chiunque li fissasse senza dover nemmeno aprire bocca. Senza parlare, senza parole.

E poi spiegò: “Che si abbia il massimo della documentazione possibile – che siano registrazioni filmate, fotografie, testimonianze – perché arriverà un giorno in cui qualche idiota si alzerà e dirà che tutto questo non è mai successo”.

Ecco, noi sappiamo che è successo anche grazie a queste fotografie. Ed è nostro dovere non dimenticare.

Ma ora che anch’io ho visitato i campi di concentramento e di sterminio di Auschwitz e di Birkenau, proprio in quello stesso mese di Gennaio in cui furono liberati, non posso far altro che condividere quello che ho visto, vergognandomi delle atrocità che il genere umano è stato in grado di compiere in passato e che continua a compiere nel presente, ma continuando a credere che ci sarà sempre chi vorrà il bene dell’umanità, chi lotterà per la verità e per la giustizia e non per il suo annientamento.

Qui sono nella Fabbrica di Schindler, oggi museo:

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Qui ad Auschwitz, tra oggetti e beni personali sottratti ai deportati, quella scritta raggelante “il lavoro rende liberi”, i loro volti, il filo spinato, le camere a gas e i forni.#olocausto-1_ ©chiarascattina#olocausto-8_ ©chiarascattina#olocausto-9_ ©chiarascattina#olocausto-10_ ©chiarascattina#olocausto-11_ ©chiarascattina#olocausto-12_ ©chiarascattina#olocausto-13_ ©chiarascattina#olocausto-14_ ©chiarascattina#olocausto-15_ ©chiarascattina#olocausto-16_ ©chiarascattina#olocausto-17_ ©chiarascattina#olocausto-18_ ©chiarascattina#olocausto-19_ ©chiarascattina#olocausto-20_ ©chiarascattina#olocausto-21_ ©chiarascattina

E qui nello sterminato campo di Birkenau, dove si trova, in tutte le lingue, la scritta: GRIDO DI DISPERAZIONE E AMMONIMENTO ALL’UMANITÀ SIA PER SEMPRE QUESTO LUOGO, DOVE I NAZISTI UCCISERO CIRCA UN MILIONE E MEZZO DI UOMINI, DONNE E BAMBINI, PRINCIPALMENTE EBREI, DA VARIE PARTI D’EUROPA.#olocausto-22_ ©chiarascattina#olocausto-24_ ©chiarascattina#olocausto-25_ ©chiarascattina#olocausto-26_ ©chiarascattina#olocausto-27_ ©chiarascattina#olocausto-23_ ©chiarascattina#olocausto-28_ ©chiarascattina#olocausto-29_ ©chiarascattina#olocausto-30_ ©chiarascattina#olocausto-31_ ©chiarascattina#olocausto-32_ ©chiarascattina#olocausto-33_ ©chiarascattina#olocausto-36_ ©chiarascattina#olocausto-35_ ©chiarascattina#olocausto-34_ ©chiarascattina

© Chiara Scattina

Mi fa impressione quando sento di barconi affondati nel Mediterraneo, magari 200 profughi di cui nessuno chiede nulla. Persone che diventano numeri anziché nomi. Come facevano i nazisti. Anche per questo non ho mai voluto cancellare il tatuaggio con cui mi hanno fatto entrare ad Auschwitz. 

matricola 75190  Liliana Segre

2 pensieri su “La fotografia è memoria

  1. Sandra Saren Renna ha detto:

    Eisenhower con questa frase diede alla Fotografia la dignità e la preziosità delle altre arti. Lo fece in un momento storico tanto drammatico, crudele e insensato come quello dell’Olocausto, tale da sconvolgerci ancora adesso. O forse no. Forse non ci sconvolge più, non ne percepiamo più la collettiva gravità, la capillare crudeltà, perché il tempo mitiga anche le emozioni più forti, i ricordi più profondi, perché la mente umana non si sofferma a lungo sulla bruttura, sul dolore. E allora, benedetta sia la Fotografia, che al di là del nostro credere, al di là del nostro chiudere gli occhi, del nostro dimenticare, diviene la nostra inconfutabile memoria, che rimane anche quando le vittime e i testimoni saranno scomparsi. Ma non per sempre: benedetta sia la Fotografia.
    Sandra

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  2. Chiara Scattina ha detto:

    Dici bene Sandra, benedetta sia la fotografia.
    Sono stata da poco a Berlino e ho visitato il Museo “Topografia del Terrore” nel quale si mostra, anche attraverso un gran numero di fotografie, il TERRORE diffuso e alimentato dal nazismo con le sue leggi razziali, con i suoi campi di concentramento. Non serve tapparsi gli occhi di fronte a ciò che è stato, per quanto atroce. Serve semmai mostrarlo, tramandarlo, ricordarlo.
    Grazie per il tuo prezioso commento.
    Chiara

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