Di cosa mi occupo

 “Piacere, sono Chiara Scattina, psicofotografa, esploratrice di storie ed immagini“.

E sì, vorrei davvero presentarmi così. Ma nella realtà, quando mi si chiede quale sia la mia professione, finisco col dire: “sono psicologa, ma faccio anche la fotografa e in più mi occupo di fototerapia e fotografia terapeutica”.

Mentre percorrevo l’iter che mi ha portato a diventare la psicologa libera professionista che sono oggi, ho iniziato ad appassionarmi di fotografia, a studiarla da autodidatta e ad usarla anche come strumento proiettivo e introspettivo, soprattutto attraverso l’autoritratto.

In un articolo a cui tengo molto ho spiegato cosa mi spinge a coltivare parallelamente queste due grandi passioni e a sfruttare tutte le mie potenzialità. Clicca qui per andare all’articolo o (se sei pigro) leggi gli screenshot qui sotto:

 

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La mia professione di psicologa mi ha permesso di entrare in contatto con un gran numero di persone e di realtà: ho lavorato per anni nel campo delle disabilità e ho condotto delle ricerche nel settore dei Teatri delle diversità; ho toccato con mano i vissuti di chi entra nelle comunità per disabili psichici e nel reparto di psichiatria dell’Ospedale Garibaldi di Catania; ho aperto, poi, il mio studio e ho concentrato le mie energie nell’esplorare, di volta in volta, la storia che ciascuno porta con sé.

La vita mi ha anche messo di fronte alla convivenza con l’endometriosi, malattia cronica invalidante che nasce nell’apparato riproduttivo femminile ma che si espande anche al suo esterno. Questo mi ha portato a voler fare qualcosa per chi, come me, ha questa scomoda coinquilina e ho deciso di creare un gruppo di auto-mutuo-aiuto tra donne affette da endometriosi, una rete al femminile che crei sostegno, alleanza, informazione ed ascolto reciproco. Il gruppo si chiama SostenEndo e ci riuniamo una volta al mese a Catania.

Mi sono concentrata nell’offrire percorsi di benessere, crescita personale e di autorealizzazione e consulenze finalizzate al superamento di disturbi depressivi e d’ansia, mediati dall’utilizzo di varie tecniche: mindfulness, tecniche di rilassamento, visualizzazioni guidate, dialogo e problem solving strategico e fototerapia.

Le tecniche di Fototerapia utilizzano gli scatti personali e le foto di famiglia dei pazienti in terapia — insieme a sentimenti, ricordi, emozioni, pensieri e alle informazioni che queste foto evocano — come catalizzatori nella comunicazione terapeuticaJudy  Weiser, psicologa arte-terapeuta e coach di fototerapia, riassume le varie tipologie di foto in cinque categorie:

  • il processo proiettivo;
  • il lavoro con gli autoritratti;
  • il lavoro con le foto dei pazienti scattate da altre persone;
  • il lavoro con le fotografie scattate o collezionate dai pazienti;
  • il lavoro con gli album di famiglia ed altre fotografie autobiografiche.

La fotografia, usata come strumento di facilitazione, consente di lavorare in maniera protetta e approfondita sulla propria immagine di sé e sulla propria visione della realtàInoltre il mediatore fotografia offre la possibilità di narrare di sé in modo inedito (poichè si diventa spettatori di se stessi) o di guardare uno stesso oggetto/soggetto da  più punti di vista.

Ma la fotografia, questo è bene sottolinearlo, non è terapeutica di per sé e non è detto che ci sia un disagio da curare, un malessere da tirare fuori o un nodo da sciogliere. Al di fuori del setting clinico non si parla più di Fototerapia ma di:

 FOTOGRAFIA TERAPEUTICA. Sempre seguendo le indicazioni di Judy Weiser, la fotografia è terapeutica quando:

  • Aumenta la conoscenza e la consapevolezza di sé;
  • Migliora le relazioni;
  • Attiva cambiamenti sociali positivi;
  • Diminuisce l’esclusione sociale;
  • Aiuta la riabilitazione;
  • Rafforza le comunità e le relazioni interculturali;
  • Porta l’attenzione sui temi dell’ingiustizia sociale;
  • Affina le competenze di lettura dell’immagine visuale;
  • Migliora l’educazione;
  • Promuove il benessere.

In un momento storico in cui “scattare” è una moda e la foto è un potente oggetto di scambio e di interazione (lo vediamo quotidianamente sui social network), io mi occupo di strutturare percorsi che aiutino ragazzi ed adulti ad usare questa tecnologia e questo meraviglioso strumento comunicativo in modo più creativo, consapevole e stimolante, puntando sul “cambiamento di punto di vista”, ovvero sull’esplorazione delle molteplici (e meno usuali) potenzialità espressive del mezzo fotografico e sulla possibilità di leggere la realtà e leggere se stessi attraverso le immagini. La fotografia, così, può diventare occasione di crescita personale.

 

Ora sai come posso aiutarti… lavoriamo insieme?