Il 27 Gennaio è il Giorno della Memoria, giorno in cui venne liberato, nel 1945, il campo di concentramento di Auschwitz. E questo post vuole essere il mio invito a ricordare, attraverso delle fotografie dell’epoca e le mie, quello che accadde nei campi di sterminio.
Quando il generale statunitense Dwight Eisenhower arrivò con i propri uomini presso i campi di concentramento ordinò, perentoriamente, che fosse scattato il maggior numero di fotografie: alle fosse comuni dove giacevano ossa, agli abiti, ai corpi scomposti scheletrici ammassati come piramidi casuali.
Fotografie per ogni gelida baracca che fungeva da dormitorio, fotografie al filo spinato, ai forni crematori, alle divise, ai cappellini, alle torri di controllo, alle armi, agli strumenti di tortura. Fotografie ai sopravvissuti così vicini alla morte da poterci interloquire e restituirla a chiunque li fissasse senza dover nemmeno aprire bocca. Senza parlare, senza parole.
E poi spiegò: “Che si abbia il massimo della documentazione possibile – che siano registrazioni filmate, fotografie, testimonianze – perché arriverà un giorno in cui qualche idiota si alzerà e dirà che tutto questo non è mai successo”.
Ecco, noi sappiamo che è successo anche grazie a queste fotografie. Ed è nostro dovere non dimenticare.
Camera a gas nel campo principale di Auschwitz, subito dopo la liberazione. Polonia, gennaio 1945.
Un trasporto di Ebrei ungheresi all’arrivo ad Auschwitz-Birkenau. Polonia, maggio 1944. — Yad Vashem Photo Archives
Mucchi di cadaveri fotografati subito dopo la liberazione del campo di concentramento di Mauthausen. Austria, dopo il 5 maggio 1945. — US Holocaust Memorial Museum
Un gruppo di sopravvissuti al campo di concentramento di Buchenwald, fortemente provati e denutriti, fotografati subito dopo la liberazione. Germania, dopo l’11 aprile 1945. — US Holocaust Memorial Museum
Ma ora che anch’io ho visitato i campi di concentramento e di sterminio di Auschwitz e di Birkenau, proprio in quello stesso mese di Gennaio in cui furono liberati, non posso far altro che condividere quello che ho visto, vergognandomi delle atrocità che il genere umano è stato in grado di compiere in passato e che continua a compiere nel presente, ma continuando a credere che ci sarà sempre chi vorrà il bene dell’umanità, chi lotterà per la verità e per la giustizia e non per il suo annientamento.
Qui sono nella Fabbrica di Schindler, oggi museo:






Qui ad Auschwitz, tra oggetti e beni personali sottratti ai deportati, quella scritta raggelante “il lavoro rende liberi”, i loro volti, il filo spinato, le camere a gas e i forni.















E qui nello sterminato campo di Birkenau, dove si trova, in tutte le lingue, la scritta: GRIDO DI DISPERAZIONE E AMMONIMENTO ALL’UMANITÀ SIA PER SEMPRE QUESTO LUOGO, DOVE I NAZISTI UCCISERO CIRCA UN MILIONE E MEZZO DI UOMINI, DONNE E BAMBINI, PRINCIPALMENTE EBREI, DA VARIE PARTI D’EUROPA.















© Chiara Scattina
Mi fa impressione quando sento di barconi affondati nel Mediterraneo, magari 200 profughi di cui nessuno chiede nulla. Persone che diventano numeri anziché nomi. Come facevano i nazisti. Anche per questo non ho mai voluto cancellare il tatuaggio con cui mi hanno fatto entrare ad Auschwitz.
matricola 75190 Liliana Segre