Allena lo sguardo

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Non è stato semplice portare a termine questo laboratorio di fotografia terapeutica. Prima piccoli intoppi burocratici, poi le prove INVALSI, poi la mia polmonite… Insomma, dovevamo finire a Marzo e abbiamo finito a Maggio!

Ma che gioia è, ogni volta, passare le mie reflex nelle mani dei ragazzi. Vedere che c’è, nei confronti del mezzo fotografico, rispetto ed emozione nell’usarlo per la prima volta (ci ritrovo dentro l’emozione che provai io anni fa!) e voglia di mostrare il proprio punto di vista, di raccontare se stessi, il proprio quartiere e la propria scuola, senza filtri.  Continua a leggere

La fotografia è memoria

Il 27 Gennaio è il Giorno della Memoria, giorno in cui venne liberato, nel 1945, il campo di concentramento di Auschwitz. E questo post vuole essere il mio invito a ricordare, attraverso delle fotografie dell’epoca e le mie, quello che accadde nei campi di sterminio.

Quando il generale statunitense Dwight Eisenhower arrivò con i propri uomini presso i campi di concentramento ordinò, perentoriamente, che fosse scattato il maggior numero di fotografie: alle fosse comuni dove giacevano ossa, agli abiti, ai corpi scomposti scheletrici ammassati come piramidi casuali.

Fotografie per ogni gelida baracca che fungeva da dormitorio, fotografie al filo spinato, ai forni crematori, alle divise, ai cappellini, alle torri di controllo, alle armi, agli strumenti di tortura. Fotografie ai sopravvissuti così vicini alla morte da poterci interloquire e restituirla a chiunque li fissasse senza dover nemmeno aprire bocca. Senza parlare, senza parole.

E poi spiegò: “Che si abbia il massimo della documentazione possibile – che siano registrazioni filmate, fotografie, testimonianze – perché arriverà un giorno in cui qualche idiota si alzerà e dirà che tutto questo non è mai successo”.

Ecco, noi sappiamo che è successo anche grazie a queste fotografie. Ed è nostro dovere non dimenticare.

Ma ora che anch’io ho visitato i campi di concentramento e di sterminio di Auschwitz e di Birkenau, proprio in quello stesso mese di Gennaio in cui furono liberati, non posso far altro che condividere quello che ho visto, vergognandomi delle atrocità che il genere umano è stato in grado di compiere in passato e che continua a compiere nel presente, ma continuando a credere che ci sarà sempre chi vorrà il bene dell’umanità, chi lotterà per la verità e per la giustizia e non per il suo annientamento.

Qui sono nella Fabbrica di Schindler, oggi museo:

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Qui ad Auschwitz, tra oggetti e beni personali sottratti ai deportati, quella scritta raggelante “il lavoro rende liberi”, i loro volti, il filo spinato, le camere a gas e i forni.

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E qui nello sterminato campo di Birkenau, dove si trova, in tutte le lingue, la scritta: GRIDO DI DISPERAZIONE E AMMONIMENTO ALL’UMANITÀ SIA PER SEMPRE QUESTO LUOGO, DOVE I NAZISTI UCCISERO CIRCA UN MILIONE E MEZZO DI UOMINI, DONNE E BAMBINI, PRINCIPALMENTE EBREI, DA VARIE PARTI D’EUROPA.

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© Chiara Scattina

Mi fa impressione quando sento di barconi affondati nel Mediterraneo, magari 200 profughi di cui nessuno chiede nulla. Persone che diventano numeri anziché nomi. Come facevano i nazisti. Anche per questo non ho mai voluto cancellare il tatuaggio con cui mi hanno fatto entrare ad Auschwitz.

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Storia di un tentativo di fecondazione assistita di una donna affetta da endometriosi [foto e parole]

#Miacaraendometriosi, hai portato nella vita mia e di Mario un’esperienza in più. Un’esperienza che per anni ho detto con fermezza che non avrei mai provato. L’ingresso nel “meraviglioso” mondo delle PMA (procreazioni medicalmente assistite).

PMA è un progetto fotografico nato più da un’esigenza di pancia che da una consapevole volontà narrativa.

Ed il ventre, fisico e metaforico, ne è protagonista.

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#1su10 L’endometriosi è invisibile, ma noi no

Un anno fa riuscivo, in un modo che ancora mi stupisce, a raccontare attraverso parole ed immagini la →  #miacaraendometriosi.

Nel frattempo la vita e l’endometriosi mi hanno dato altri 3 cazzotti ben assestati, sotto forma di 3 embrioni che non sono riusciti a sopravvivere in questo mio utero tutt’altro che accogliente. (Anche questo l’ho raccontato attraverso delle foto e ne ho anche scritto, perché credo che sulle fecondazioni assistite manchi tanta informazione e tanta empatia → #PMA).
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Mia cara endometriosi, fatti conoscere

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Autoritratto, 2017 chiarascattina

La fotografia, poche settimane fa, mi ha aiutato ad iniziare a raccontare la mia convivenza con l’#endometriosi. Oggi voglio mostrarvi queste foto e raccontarla anche a parole. Perchè? Perchè è importante che se ne parli. #rompiamoilsilenzio. Seguimi.

SO DI SOFFRIRE DI ENDOMETRIOSI DA CIRCA 15 ANNI.

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La mia parola dell’anno

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Catania, 12/1/2017

Uso questo post non solo per presentarti la mia parola dell’anno, ma anche per invitarti a trovare la tua. In cosa consiste? Continua a leggere

Tiriamo le somme!

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Ma sì, tiriamo le somme di questa prima metà del 2016 (lo so, siamo già a luglio, ma tra qualche capoverso capirete perchè sto facendo solo ora un bilancio). Prendo questo post come momento di riflessione, di sedimentazione, di programmazione e di condivisione, per avvicinarmi a Settembre con il giusto entusiasmo e con le idee più chiare. Continua a leggere

Ridisegnarsi

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“Ridisegnarsi” è un’idea.

Un’idea proposta come fosse un gioco ed accolta con entusiasmo dai bambini del mio laboratorio fotografico.

Un’idea semplice. Volti bianchi e neri, colori per face painting bianchi e neri, pennelli e… briglie sciolte alla fantasia.

Un’idea che può essere declinata in altri mille modi e che sarà ogni volta diversa, se a realizzarla saranno occhi, mani e cuori diversi. Continua a leggere